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L'architettura rurale di CasaLeTolfe

CasaLeTolfe rappresenta senza dubbio uno dei più eclettici e eterogenei esempi di conversione nel campo dell’ architettura rurale degli anni’70.

Oggigiorno in Toscana l’architettura rurale è intesa «elemento costitutivo del paesaggio e dunque come patrimonio comune» e quindi fortemente tutelata dal punto di vista culturale, storico e urbanistico legislativo.

Luigi Castelli compra un “giardino rustico” negli anni '50


Secondo lo storico dell’architettura Italo Moretti, “le case coloniche, persa la freschezza delle tracce dei viventi, divenute figure di pietra di un “giardino rustico” sul punto di chiamarsi paesaggio tipico, iniziarono ad assumere il fascino del rudere e ad interessare coloro che sarebbero diventati i protagonisti di quello che e’ stato definito da alcuni storici il »controesodo urbano»”

la "casa rurale"

Secondo lo storico Pagano "la casa rurale è uno strumento di lavoro;...niente vi è di superfluo, tutto è nato per una necessità. L’impiego logico dei materiali, la distribuzione dei volumi, l’adattamento alle condizioni climatiche, l’ingenuo mimetismo alle abitudini murarie della regione, lo studio nel superare con furberia o con pazienza i problemi essenziali dell’abitazione, la pacata e rozza semplicità con cui si risolvono in modo embrionale, ma pur sempre sufficiente le necessità essenziali di una fontana, di un sedile, di una tettoia trasformano l’architettura rurale in un libro di onestà edilizia denso d’insegnamenti

un approccio visionario e fantasioso

Mentre si progettava il Residence di CasaLeTolfe, si costruiva, con alterigia architettonica del tempo, in cemento armato e in stile “moderno razionalista”  il vicino quartiere di San Miniato a Siena.


L’architetto Cocito di CasaLeTolfe, scevro e libero della rigida pianificazione e tutela urbanistica odierna, rilanciava stilisticamente i CasaLi con un approccio visionario e fantasioso. Ideava rifinite caratteristiche stilistiche e storiche, quali elementi di logge, archi e giardini a volte esotici, ma non originalmente appartenenti all’ architettura rurale della zona, come si può ben vedere da “Effetti del Buon Governo in Campagna” dell’artista senese Lorenzetti.

Cocito riuscì a mantenere nella trasformazione e riqualificazione degli spazi da una funzione all’altra, il pieno rispetto delle tecniche costruttive, dei materiali impiegati e delle tradizioni locali.


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